Paradisi fiscali ed inferi fiscali
Competizione fiscale e società offshore. Spesa pubblica e crescita economica. Delle distorsioni causate in economia dall’attivismo degli Enti di Stato.
Mentre notano il legame empirico rovinoso tra il carico fiscale e l’allontanarsi della visione di prosperità, i prestigiatori dell’OECD continuano a rimanere vaghi su quel tema proferendo che sarebbe dura mostrare un legame chiaro fra la spesa pubblica e la crescita economica. Paradossalmente, questa contraddizione non illumina le loro stesse estenuanti ricerche. Esaminando 21 Stati in un periodo dal 1970 al 1998, gli economisti dell’OECD hanno scoperto che l’aumento della quota fiscale riduce il livello di produzione di ricchezza. Il peso di uno Stato, misurato dal carico fiscale o dalla spesa pubblica, esercita una pressione negativa sull’accumulazione di capitale, “sia direttamente che indirettamente”; e cioè, sia a causa dei prelievi fiscali imposti che esso implica e sia per via dei disincentivi che genera (vedi: DRIVING FORCES OF ECONOMIC GROWTH: PANEL DATA EVIDENCE FOR THE OECD COUNTRIES). Appare quindi chiaro che l’OECD sostiene un messaggio politico incoerente ed arbitrario, in linea con le aspettative dagli Stati che rappresentano le potenti élite che li finanziano (Germania, Regno Unito e Francia finanziano assieme il 24% del bilancio OECD, gli USA il 25%, mentre Svizzera solo l’1,5% e il Lussemburgo lo 0,1%, per fare degli esempi; fonte: OECD Annual Report – 2008). ma in contraddizione perpetua con le sue ricerche in ambito economico.
L’obiettivo del Comitato degli Affari Tributari, composto maggiormente da avvocati delle amministrazioni tributarie degli Stati membri, sembra più che altro quello di cercare giustificazioni per la tensione verso il protezionismo fiscale degli Stati ad alta oppressione fiscale, fondato sull’arbitrarietà tipica del legalismo fiscale, in assoluta ignoranza, o totale indifferenza, della ricerca economica sul tema.
La natura arbitraria della guerra OECD verso la “competizione fiscale nociva” e contro i Paradisi Fiscali si riflette anche sulla sua polarizzazione intorno all’attrattiva dei sistemi fiscali. Interventi reali di politica economica, specialmente sotto forma di sussidi, particolarmente apprezzati negli stati ad alta oppressione fiscale, sono stati completamente ignorati dal Comitato degli Affari Tributari. Le sue conclusioni, a parte il fatto che non trovano giustificazione economica, possono solo portare a raccomandazioni improprie, poiché ignorano le reali distorsioni causate in economia dall’attivismo degli Enti di Stato. Anche senza tenere in considerazione i massicci interventi, titolati “piani di stimolo“, nel contesto della corrente recessione economica, molti Stati membri dell’OECD, e soprattutto membri dell’Unione Europea, fanno un uso estensivo dei sussidi statali all’economia, che per natura falsano la concorrenza sul mercato. Anche se la politica sulla competizione dell’Unione Europea teoricamente proibisce i sussidi statali, la stessa politica della stessa organizzazione sui sussidi statali permette numerose eccezioni che sono ritenute compatibili esclusivamente sul mercato dell’Unione Europea. Gli aiuti non sono solo consentiti in ambito fiscale-tributario ma anche nella sfera dell’esenzione fiscale. Per esempio, sussidi possono essere assegnati ad aziende per favorire lo sviluppo di determinati settori e incoraggiare la crescita di piccole e medie imprese. Significativamente, il 65% dei sussidi statali dell’Unione Europea va ai settori manifatturiero e dei servizi; solo il 26% va in agricoltura; il resto è destinato all’industria del carbone (6%) e ai trasporti (2%).